Corruzione sta a mafia come onestà sta a legalità

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    Siamo esseri sociali che vivono e si incontrano, e a volte si scontrano, con l’ambiente e con i nostri simili.
    La società è un organismo complesso dove ognuno determina le condizioni di vita degli altri.
    Tutto bene se ognuno fosse determinato a condurre una vita onesta e rispettosa, nella quale misurarsi e confrontarsi per quello che sono le proprie capacità individuali, gli interessi, le aspirazioni, i sogni.
    Ma quando in questo “corpo” si insinuano prepotentemente l’illegalità, l’opportunismo, la ricerca delle scorciatoie, l’interesse personale egoistico, saltano i presupposti del vivere e del convivere civile, scatta la rincorsa al “si salvi chi può”, e chi non può resta indietro.
    La mafia, soprattutto al Nord, ha capito da tempo che lavorare in silenzio, senza manifestazioni eclatanti trasmette a tutti noi una parvenza di tranquillità, ci illude che sia un fenomeno tutto sommato limitato o addirittura inesistente se non in qualche paese dell’Aspromonte.
    Ma sono le forze dell’ordine, gli studiosi, i giornalisti coraggiosi che non piegano la testa a dirci che in Italia, in tutta l’Italia il malaffare, la mafia, l’illegalità, la corruzione, hanno assunto dimensioni gigantesche distogliendo risorse economiche e umane a tutta la società.
    O riusciamo a spezzare il filo che lega le mafie ai bisogni insoddisfatti della gente e che trasforma i diritti in favori, o la sia pur lodevole opera repressiva delle forze dell’ordine si scontrerà con un’araba fenice che ricresce e rinasce dalle sue (apparenti) ceneri.
    Quindi tocca a noi, ad ognuno di noi fare la nostra parte.
    Come?
    • prima di tutto serve tenere la schiena dritta e non cedere alle scorciatoie, all’opportunismo, vere e proprie sabbie mobili da cui non si esce più
    • serve informarsi, conoscere le mafie, le loro strategie, rilevare la loro presenza, i meccanismi che usano per ammorbare la società
    • serve una massiccia e costante presenza civica, che monitori le azioni e la conduzione degli enti pubblici (dal Comune al Parlamento, dall’ASL alla gestione rifiuti). La corruzione è più bassa dove gli enti pubblici forniscono grandi quantità di dati leggibili e dove i cittadini sono attivi e partecipi
    • serve impegnarsi per un uso sociale dei beni confiscati che devono diventare luoghi dove rinasce il lavoro pulito, l’attenzione ai bisognosi, un servizio per quella comunità
    • serve lottare per salvaguardare la nostra Costituzione e impegnarsi per una sua piena e universale realizzazione
    • serve stendere un patto forte tra amministratori e cittadini che assuma la “Carta di Pisa” come fondamento di trasparenza e partecipazione

    Enzo e Monia

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