il Lavoro sta scomparendo , cosa resterà delle categorie come prepararci.

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Questo argomento contiene 5 risposte, ha 6 partecipanti, ed è stato aggiornato da francomasini francomasini 10 mesi fa.

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  • #473

    Pierorosati
    Partecipante
    1. Se negli anni 80 il mondo del lavoro si è trasformato , vedi referendum scala mobile , il terzo millennio si caratterizza per un fenomeno più radicale , il mondo del lavoro sta sparendo sostituito dalla tecnologia.
    2. gia oggi come si possono difendere vecchi e nuovi diritti .
    3. quali soluzioni utili a costruire una società dove la piena dignità si esprime nelle forme utili del lavoro.
    4. e subito, come contrastare le nuove forme di sfruttamento ( Coop di servizi, interinali etc..) riassunte nella perfida asserzione che il lavoro deve essere flessibile in una società fluida.
    5. come superare le forme contrattuali del jobact altrettanto perfidi.
    6. come uscire dal nero sommerso che costituisce quasi il 50% della proposta di lavoro. Tenendo ferma la convinzione che non sono i voucher la risposta.
    7. non possiamo non essere noi e le nostre proposte a rappresentare quei ragazzi che lavorano in cooperative a 6,50 euro ora per lavori notturni in quasi tutte le catene della grande distribuzione nel silenzio generale.
    8. con una unica clausola contrattuale che se lavori prendi un salario e tanto all’ora.
    9. Costruire un percorso anche per chi, avendo lavorato i primi 30 anni soprattutto a nero , possano andare in pensione nei tempi e con pensioni che garantiscano dignità  e qualità di vita.
    10. e per ultimo come uscire dall’odioso e ingiusto meccanismo dell’intramenia e delle liste di attesa che di fatto negano il diritto alla salute a chi non può permettermelo nella sanità, contrastando ogni ambigua tendenza alla privatizzazione della sanità .
  • #546

    mimmomi
    Partecipante

    Uno strumento concretamente utile è l’adozione della moneta elettronica per tutti i pagamenti.Accade già nel Nord Europa.
    Questo accorgimento di sicuro favorirebbe la emersione del “nero” sia come sfruttamento del lavoro,sia come evasione fiscale.
    Non è poi così difficile implementare la cosa.Naturalmente occorre studiare bene le esperienze già esistenze,limiti etc.

  • #547
    gianrosso
    gianrosso
    Partecipante

    . Analisi

    Oggi la creazione di posti di lavoro, il livello salariale e le condizioni di lavoro, i diritti dei lavoratori non sono nelle potestà dello stato ma interamente delegate al mercato. Lo stato si accolla solo la gestione dei problemi sociali derivanti dall’andamento del mercato del lavoro. Tutti: Stato, imprese, finanza, cittadinanza attiva, comunità scientifica, partiti politici, sindacati tutti spingono l’acceleratore della ricerca e dell’innovazione tecnologica per incrementare la produttività producendo un solo risultato certo nella situazione attuale cioè la progressiva accelerata diminuzione dei posti di lavoro. La crescita mondiale demografica, il progresso tecnologico e la legge del profitto creano automaticamente e irreversibilmente disoccupazione e povertà assoluta.

     

    La RISPOSTA di Sinistra

     

     

    Nel prossimo futuro sarà la massa dei precarizzati a volere rivendicare una soluzione del problema posto, dargli un obbiettivo fattibile per conseguire una loro sicurezza economica a fronte di un lavoro socialmente utile. Lo Stato deve organizzare la programmazione e la direzione di questi lavori, questo farebbe capovolgere la agenda pubblica,da continue emergenze,a un intervento mirato e progettato. Solo una legge sulla “Pubblica utilità”che dia la possibilità di esproprio sostitutivo,del territorio compromesso dà la svolta necessaria. Questa deve essere la proposta della Sinistra, su questo si costruisce la forza politica ed elettorale per realizzarla.

     

    Far pagare un fisco proporzionale,è la risposta.

     

    Però oggi parlare di fisco ci fa menzionare come coloro che vogliono più tasse, per cui parliamo di bonus tecnologico. Esso si forma dalla cultura e dall,’intelligenza umana che oggi è mercificata finanziariamente, è inglobata nel massimo profitto. Ora se i detentori di esso staccassero un bonus per la pace sociale, come facevano quando c’era lo scontro di classe, oggi però regolato dalle leggi dello stato ,come percentuale della ricchezza detenuta in qualunque ambito; per far rimanere il giusto profitto per la imprenditorialità avuta, ma garantire agli emarginati dal gap tecnologico, un reddito  adeguato per il consumo delle merci prodotte,percepito con unlavoro dignitoso. Ora il vero problema è la depressione dei consumi,in particolare, delle produzioni locali. Che così potrebbero ripartire, e affrontare contemporaneamente e praticamente la manutenzione del territorio.

  • #562
    DandoCingoloni
    DandoCingoloni
    Partecipante

    Credo che la soluzione principale, fondamentale e soprattutto di sinistra all’annoso problema della disoccupazione dovuta all’innovazione tecnologica sia di creare lavoro intellettuale che le macchine non possono fare e di dare le basi d’istruzione a tutti per poterlo fare.

    L’istruzione e la cultura sono dunque la chiave per risolvere la disoccupazione: più incentivi alla ricerca, allo spettacolo, ai musei e all’arte in generale, agevolazioni per aziende che svolgono lavoro intellettuale, più generose e numerose borse di studio per l’istruzione unite a abbondanti fondi per la riqualificazione delle scuole che ormai cadono a pezzi. Purtroppo non mi trovo in accordo con l’idea dell’istruzione universitaria gratuita portata avanti da LeU fin dalla campagna elettorale prima del 4 marzo, in quanto credo sarebbe più giusto secondo me una proporzionalità ancora più pronunciata, con i solo i meno abbienti esentati completamente dalle tasse universitarie; tuttavia questo non mi impedisce di aderire in toto al progetto di LeU.

    Sono invece da evitare le misure assistenzialistiche come il reddito di cittadinanza: la povertà si “abolisce” (come ha detto Di Maio) solo dando lavoro a tutti, lavoro giustamente retribuito e tutuelato, in quanto questo crea ricchezza che può essere redistribuita per il bene dell’intera comunità, a differenza del reddito di cittadinanza che aumenta il debito, pesa solo sulle spalle dei contribuenti e non fa uscire dalla condizione di miseria le persone che se ne avvalgono, non dando loro alcuna garanzia di futuro e riscatto sociale.

    Combattere il lavoro nero sommerso purtroppo è difficile: sebbene l’eliminazione del contante a favore della moneta elettronica sarebbe un enorme passo in avanti, questo resterà impossibile finchè ogni transazione sarà accompagnata da un pagamento ai circuiti bancari che, per le microtransazioni sopratutto, sono un enorme deterrente a questo passaggio. I voucher non credo siano completamente da buttare, finchè sono utilizzati davvero e solamente per lo scopo per cui erano stati pensati, ovvero i piccoli lavoretti saltuari. Ultimo ma non meno importante, bisognerebbe incentivare l’assunzione a tempo indeterminato e sopratutto diminuire la burocrazia e i tempi giudiziari in modo da meglio colpire coloro che assumono in nero.

    Proprio questo noi in quanto nuova e vera sinistra dobbiamo riscoprire il nostro valore principe e fondamentale: il lavoro, su cui si basa la nostra repubblica e la vita di ognuno di noi; capire come fare per garantirlo a tutti e per renderlo dignitoso, giusto, nella legalità e creatore di ricchezza e non miseria.

  • #573
    Francesco
    Francesco
    Partecipante

    E giusta la proposta di focalizzarsi sul lavoro, ma teniamo in mente che il lavoro deve essere produttivo. Oggi esistono migliaia di posti di lavoro,sopratutto nel settore pubblico, creati al solo scopo di ridistribuzione del reddito,spesso a seguito di manovre clientelari, A questi a mio avviso è meglio dare direttamente un reddito di base, accompagnato da misure formative efficaci perche tornino ad essere produttivi.

     

    Va bene anche il lavorare meno lavorare tutti, ma occorre essere chiari su chi deve addossarsi gli oneri della minore produttivita. Lo stato? Le aziende? Ed in questo caso come ovviare all’aumento del costo del lavoro che ne deriva, specie in un contesto globalizzato che già penalizza le aziende che operano in paesi con forte protezione sociale dei lavoratori, rispetto a paesi come India e cina dove il lavoro costa poco perché i lavoratori sono sfruttati?

    Infine, invece di opporsi alla flessibilitå sul lavoro tout-court, occorrerebbe valutare se non sia possibile un un lavoro flessibile sostenibile, che cioe non penalizzi il lavoratore a tempo determinato rispetto a quello a tempo indeterminato, magaricon politiche fiscali compensative.

  • #642
    francomasini
    francomasini
    Partecipante

    “Il lavoro sta scomparendo? Ebbene ne creeremo un altro…ossia ne inventeremo un altro tipo esempio il turismo, l’Italia in questo momento così penalizzato e da politiche prive di strategia economico produttiva che di scelta degli obiettivi da raggiungere non per scopi elettorali ma economici veri implica investimenti ebbene uno di questi é volto a sviluppare il “Turismo” unica vera fonte di ricchezza per questo paese. E’ perfettamente inutile infatti sviluppare meravigliosi Villaggi Turistici o Resort in posti bellissimi ma irraggiungibili. Sto parlando ad esempio della Calabria ma anche della Puglia dove una miriade di bellissimi Resort dai prezzi allettanti devono promettere sconti e regali per ottenere il pieno stagionale di vilklegguianti e sapete perché perché raggiungere la Sila o la Puglia in macchina richiede due giorni di guida , col treno il Catania-Pisa impiega di notte 15 ore e l’aereo che poi, é anche più caro, atterra molto lontano dalle residenze agognate e scoraggia qualsiasi volenteroso cliente. Ecco che lo Stato deve e sottolineo deve, potenziare, creare o trasformare le attuali lienee di trasporto su rotaia o su gomma o gli aeroporti minori o le linee marittime di navi veloci per far si che anche queste regioni godano della ricchezza così a portata di mano…”

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