La rinascita dell'Italia può iniziare dalla sua riorganizzazione istituzionale

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    antoniomaria
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    La natura di un intervento come quello della ridefinizione degli strumenti istituzionali di governo e amministrazione del territorio nasce, come lo è stato per la legge Delrio la n°56/2014, dalla necessità di cambiare strutturalmente le regole della spesa pubblica, da un lato, e dall’altro di trovare una forma economicamente vantaggiosa di ridisegno delle competenze per la gestione del territorio locale.

    Quindi una legge di riassetto istituzionale del territorio inevitabilmente definisce il quadro operativo all’interno del quale si stabiliscono le regole del governo del territorio e della spesa, sia pubblica che privata, che miri allo sviluppo del territorio e della società insediata puntando all’affermazione di un nuovo soggetto intermedio che, come in Sicilia, potrebbe chiamarsi “Libero Consorzio di Comuni”.

    Questa proposta vuole mirare diversi obiettivi che in maniera varia e tante volte non strutturale sono stati individuati disciplinarmente e operativamente quando si è trattato di affrontare il tema del ruolo del sistema istituzionale e del suo rapporto con la programmazione territoriale e con la dimensione tecnica del governo del territorio.

    Il primo obiettivo è di rendere l’istituzione regionale più leggera per poter supportare in maniera efficiente e efficace quei processi di sviluppo attualmente fondamentali per valorizzare al meglio l’enorme patrimonio di risorse naturali e culturali, e salvaguardare i capitali sociale e umano
    Secondo è di dare ai territori strumenti operativi che superino la logica delle province che fin ora non hanno dimostrato uno stretto legame con essi sia in termini di capacità di programmazione sia in termini di attuazione di processi di governance.

    Altro obiettivo da perseguire è la necessaria e strutturale esigenza di riconfigurare l’attribuzione di funzioni e ruoli nel sistema amministrativo promuovendo una netta distinzione tra sistema politico e sistema tecnico. Argomento da diversi decenni in predicato nel mondo accademico disciplinare ma sempre non preso in considerazione, innanzitutto, dal sistema politico partitico che non hanno voluto perdere il potere “territoriale”

    Per ottenere il primo obiettivo occorre immaginare che alla Regione possa essere riservato l’importantissimo ruolo di indirizzo e di produzione legislativa oltre a svolgere l’importante ruolo di negoziazione e governo delle risorse finanziarie provenienti dai diversi fondi nazionali e europei. Un altro ruolo che le compete, è quello della definizione di un quadro di coerenza, il Programma Regionale di Sviluppo, che individua, da una parte, i principali obiettivi di sviluppo e delle relative politiche e strategie da attuare in scenari anche sovra regionali (rapporti con i paesi del mediterraneo, posizionamento nello scacchiere internazionale), dall’altro, in esso si dovrà trovare il coordinamento delle politiche locali definendo scenari di sviluppo locale, scenari che inevitabilmente orienterebbero la individuazione e delimitazione dei consorzi, in quanto realtà territoriali che devono massimizzare la valorizzazione delle potenzialità di sviluppo.

    Ma le politiche locali potranno avere la loro coerenza se verificate e controllate attraverso un sistema informativo regionale attraverso il quale monitorare politiche e interventi in rapporto con il Programma di Sviluppo Regionale predisposto.

    La Regione se da un lato si alleggerisce delle attività operative dall’altro si arricchisce di strumenti procedurali e di governo di processo, e diventa più efficace nell’utilizzo delle risorse finanziarie, potendo nel frattempo lavorare meglio nella definizione delle politiche di programmazione, pianificazione e welfare che spettano a una istituzione sovraordinata.

    In questo scenario è facilmente ipotizzabile la redistribuzione dei dipendenti regionali a scala delle costituende aree metropolitane nell’ottica di un potenziamento dei ruoli tecnico-amministrativi decentrati.

    Occorre inoltre considerare che le aree delle città metropolitane che si andranno a delimitare dovranno avere il doppio ruolo di autogoverno e di gestione, e di coordinamento delle macroaree, formate da liberi consorzi di comuni, per le quali sono poli. Questo ruolo è loro attribuito per la presenza di servizi di rango massimo, inferiori solo al rango della capitale della regione e proprio per questo occorre ridistribuire funzioni e personale in modo da potenziare i livelli di programmazione più vicini ai territori e quindi ai formandi consorzi liberi di comuni.

    La redistribuzione delle funzioni comporta la netta e chiara separazione del momento politico-programmatorio e quello amministrativo-gestionale-operativo attraverso la definizione di Consigli Regionali – di aree metropolitane e dei Consorzi di comuni con ruoli di indirizzo e Agenzie di programmazione e sviluppo a livello di aree metropolitane che coordinerebbero la programmazione e i servizi sovraconsortili dei Consorzi di Comuni. La collocazione dei dipendenti regionali e provinciali, che avrebbero lo stesso status giuridico, avverrebbe sia presso le Agenzie di sviluppo Metropolitane sia presso le Agenzie di Sviluppo dei diversi Consorzi di comuni.

    In questo scenario occorre ridistribuire le competenze più legate alla gestione di processi territoriali a livello che più competono loro. Le aree metropolitane che si sono già individuate non sembrano sufficienti a rispondere a questo principio.

    Al fine di rendere immediatamente e efficacemente operative le aree metropolitane così individuate occorre che i soggetti che abbiano avuto un ruolo nell’attuazione delle politiche pregresse di programmazione siano coinvolti nella riconfigurazione dell’assetto istituzionale e territoriale al fine di mettere a disposizione le esperienze accumulate. A tal proposito occorre che un soggetto terzo faccia da interfaccia e accompagnamento nell’attuazione del processo di sicuro non immediato.

    Una stagione è passata, quella dei Programmi Complessi che ha fatto comprendere la voglia dei territori di essere protagonisti del loro sviluppo. Ma in questa stagione si sono cominciate a delineare strutture che agivano a supporto delle politiche locali di programmazione, le Agenzie di sviluppo che devono di nuovo rappresentare un braccio operativo del nuovo assetto istituzionale, sia a livello subregionale che a livello consortile.

    Tali agenzie di sviluppo sono state di supporto e di stimolo alla programmazione svolgendo anche un ruolo di concezione e produzione di progetti di sviluppo locali. Esse hanno pienamente assolto al loro compito attirando quelle risorse fondamentali per la messa in campo di interventi volti a promuovere politiche di sviluppo locale. Questo schema può trovare ampio utilizzo nella configurazione e elaborazione della struttura e contenuti dei consorzi di Comuni cercando di evolvere un modello che ha fatto della governance un punto di forza e del senso di appartenenza la qualità primaria per una gestione efficace delle risorse locali.

    Con tale riassetto Istituzionale si ottengono diversi obiettivi:
    – adeguare il quadro territoriale della programmazione ai principi di europa 2020 che richiama la duplice esigenza di rimettere al centro la città come motore di sviluppo e di mettere in campo Patti Territoriali
    – il rispetto del principio di sussidiarietà
    – la possibilità di trovare massimo utilizzo dei prossimi fondi strutturali che destinano ampie risorse alle città
    – la realizzazione di una importante massa critica in ambito sub regionale che possa fare da volano economico, sociale e culturale per i territori che gravitano su di essa
    – l’alleggerimento delle strutture regionali di funzioni più efficienti e efficaci se più vicine ai territori
    – la messa in crisi di sistemi di poteri a livello politico e burocratico che così pesantemente bloccano le potenzialità della regione
    – l’individuazione di un livello ottimale di programmazione, scala alla quale si possono configurare scenari strategici molto operativi e alla quale sono più efficaci le politiche di spesa
    – e in ultimo ma non meno importante la possibilità di fare crescere una classe politica dai territori che rispondano a quella delimitazione territoriale che diventa anche circoscrizione elettorale

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