SCUOLA E CULTURA

Questo argomento contiene 0 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da rpanzironi rpanzironi 8 mesi, 3 settimane fa.

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    rpanzironi
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    La riflessione di alcuni compagni del pinerolese per un percorso comune verso la Costituente della Sinistra.

    Per i principi che sanciscono la libertà e l’uguaglianza, la scuola e la cultura hanno ruoli fondamentali. La scuola dovrebbe permettere a tutti i giovani di affrontare la vita con simili possibilità di autorealizzazione e di successo. La cultura, oltre a essere lo strumento necessario per interpretare il mondo circostante, fornisce una potente difesa dai condizionamenti consumistici e del sistema mediatico.

    Pur senza addentrarsi sulle polemiche riguardanti la scuola, il suo degrado e le proposte di riforma, si possono tracciare alcune linee guida.
    o Il confronto e la collaborazione tra i cittadini sono resi possibili non solo da un linguaggio comune, ma anche da un insieme di conoscenze condivise. Queste conoscenze devono essere archiviate nei nostri cervelli e sempre disponibili, anche per un’eventuale valutazione critica. Non è sufficiente che il sapere di base stia nelle biblioteche o negli hard disk dei computer. La vecchia scuola, piena di difetti, tendeva però a garantire, persino con l’apprendimento mnemonico, una base comune. La grammatica, l’aritmetica, la geometria e la geografia sono una base su cui innestare, salendo di grado scolastico, conoscenze più complesse: i principi della fisica e quelli della logica, le principali fasi di evoluzione del pensiero e della civiltà umana, per esempio. Anche la conoscenza degli artifizi retorici e delle tecniche di comunicazione è molto utile per dialogare in modo costruttivo…
    o Mentre la vecchia scuola aveva un’impostazione decisamente nazionale, per non dire nazionalistica, oggi è necessario allargare i confini, spostandoli almeno a livello europeo. Ma non basta: la storia, per esempio, si racconta in modo molto diverso, in base al punto d’osservazione; oggi è superfluo conoscere nei dettagli il nostro Risorgimento, se non si sa nulla della storia della Cina e del Messico. La tanto decantata storia delle religioni non è mai diventata un patrimonio comune per i nostri figli. In analogia con la patente europea del computer, una “patente europea della conoscenza di base”, suddivisa in successivi livelli e gradi, sarebbe molto utile per l’integrazione e la libera circolazione di persone e idee.
    o Se una volta l’apprendimento era basato sulla relazione insegnante/studente e su metodi relativamente rigidi, oggi le potenzialità degli strumenti multimediali offrono opportunità ben maggiori per le conoscenze basilari e per quelle indirizzate all’operatività. Ma l’uso che se ne fa deve essere appropriato: troppe volte gli audiovisivi e l’interattività diventano un comodo diversivo, una perdita di tempo e premettono lo scarico di responsabilità. In funzione della crescita di un’intelligenza collettiva, il metodo informatico dell’open source è di enorme aiuto: su una base di codice resa pubblica, ogni programmatore può intervenire ad apportare migliorie ed estensioni, senza pretendere diritti esclusivi. Un insieme di strumenti didattici trattati in questo modo, porterebbe nel tempo, con la collaborazione aperta di docenti, intellettuali e specialisti, a perfezionare i contenuti e i loro metodi di trasmissione. Si otterrebbe, con costi contenuti, una varietà di mezzi di insegnamento a disposizione di ogni scuola, continuamente aggiornati e verificati nella loro efficacia.
    o Naturalmente le conoscenze di base non sono sufficienti per la formazione degli individui: esse vanno completate producendo curiosità, volontà di apprendimento continuo, creatività, coscienza dei ruoli sociali, … È su questo che dovrebbe concentrarsi la più elevata capacità dell’insegnante, parzialmente scaricato dal ruolo di ripetitore e controllore dell’apprendimento previsto dai programmi. Servono allenatori di cervelli adeguatamente preparati, prima che il ricorso all’intelligenza artificiale limiti la necessità di usare la nostra.

    Il dovere di garantire adeguate risorse per la scuola pubblica è di tale evidenza che nessuno, a parole, lo nega; la questione vera è dove reperirle. Il riconoscimento paritario e il sostegno economico concessi alle scuole private, comprese quelle confessionali, costituiscono uno scandalo inaccettabile, sul quale la sinistra deve di intervenire con la massima decisione.

    Il tema più generale della cultura si lega al tema scuola, col riconoscimento dell’opportunità della formazione permanente e dell’aggiornamento culturale continuo.
    La cultura è anche, per la sinistra, uno dei pilastri del nuovo internazionalismo: non ci possono essere avanzamenti equilibrati nei processi di globalizzazione se, di pari passo, non si procede anche all’internazionalizzazione della cultura. A questo proposito bisogna usare sia il singolare, sia il plurale: la cultura e le culture. Occorrono, come già sostenuto, strumenti culturali unificanti, per il dialogo e la cooperazione, che trovano nella Rete telematica un sostegno formidabile: una lingua di scambio, scienza e tecnologia, ecologia, regole internazionali… Accanto a questo è necessaria la salvaguardia delle diverse culture, per la reciproca conoscenza, il confronto e la contaminazione.
    Su questo piano, al di là delle affermazioni superficiali, c’è ancora molto da fare. Mentre comprendiamo ben poco delle culture asiatiche o africane, siamo fortemente succubi del condizionamento culturale di provenienza nordamericana. Tv, cinema, giochi interattivi, web: ogni giorno entrano nelle nostre case tonnellate di messaggi ben confezionati, che ci propongono modelli culturali infantili, ma non per questo meno pericolosi. La manichea contrapposizione tra buoni e cattivi, il mito del “puoi farcela, se ce la metti tutta”, il successo misurato col denaro, sono alcuni degli ingredienti più comuni.
    o Il mercato entra prepotentemente in aree culturali, come quella delle arti visive, condizionando i criteri di valutazione di opere incomprensibili ai più.
    o La consuetudine borghese porta il nostro Paese a investire nel teatro lirico importanti risorse che vengono sottratte a forme di spettacolo più attuali e interessanti.
    o L’esagerata spettacolarizzazione invita alla banalizzazione di elementi importanti del nostro patrimonio culturale, trasformato in attrattive turistiche, delle quali conta poter dire: – Anch’io l’ho vista -.

    Per svolgere appieno la sua funzione, la cultura deve essere indipendente, originale, contraddittoria e persino provocatrice. Solo cosi essa può difendere e ampliare una libertà non soltanto formale, ma profondamente presente nella coscienza di ogni cittadino.

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