un contributo alla riflessione

Home Forum Cambiare il mondo, non aggiustarlo un contributo alla riflessione

Questo argomento contiene 0 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da  lionello 8 mesi fa.

  • Autore
    Articoli
  • #654

    lionello
    Partecipante

    A chiusura di un anno difficile per il Paese e per la sinistra, voglio dare un piccolo contributo di riflessione sul percorso che abbiamo intrapreso di proseguire nella costruzione di LeU, anche alla luce di alcuni interessanti elementi emersi in particolare dall’intervento di Sergio Cofferati all’Assemblea della Lombardia.
    Ovviamente le cose da discutere sarebbe tante, e perciò do per scontate le molte discussioni ed analisi sulla necessità di avere un Partito di Sinistra nel Paese, e che questo partito sia il più ampio e unitario possibile.
    In questa sede, e semplificando molto, mi soffermerò quindi solo su due aspetti in particolare: la costruzione del partito e l’importanza di fare i conti con la realtà.
    Il Partito.
    A volte leggo riflessioni che mi lasciano perplesso. E tali riflessioni talvolta si ritrovano anche, se non soprattutto, negli interventi di molti esponenti (la nostra classe dirigente) dei partiti che hanno finora rappresentato la sinistra nel Paese.
    Il punto centrale dei ragionamenti è riassumibile nel dato, che si propone quale assunto, che il Partito non nasce senza un programma. In sostanza se non c’è prima un programma, anzi Il Programma con la P maiuscola, il partito non può nascere.
    Io credo che tale affermazione sia assolutamente falsa e fuorviante: falsa, perché, come cercherò di argomentare, non corrisponde all’esperienza storica di tutta la sinistra, fuorviante perché finisce per diventare, anche al di là delle intenzioni, la giustificazione per i ritardi o addirittura le frenate nella costruzione del Partito.
    Io credo che un Partito nasca (come sempre avvenuto) non sulla base di un programma, ma sulla base di idealità, di una comune critica dell’esistente, di un comune desiderio di superamento dello stato attuale: riassumendo in una comune visione del mondo. Nell’ambito di tale visione comune si declinano le diverse politiche, che quella visione traducono nell’agire quotidiano. Non il contrario.
    Non è la sommatoria delle iniziative e delle azioni che fanno il Partito, ma il suo esatto opposto: il Partito traduce la sua visione del mondo in azioni e iniziative politiche, a tutti i livelli, dalla più piccola amministrazione comunale o posto di lavoro, al Parlamento nazionale, europeo e via di seguito.
    Immaginare che nasca il partito, quindi, dopo che si stabilisca un Programma, discenda, quando ipotizzato in buona fede e non da intenti giustificativi del proprio immobilismo o incapacità elaborativa, da una visione solidaristica (meritoria, sia chiaro, che dobbiamo aiutare, incoraggiare, affiancare), ma che non appartiene ad un Partito, che non si pone l’obiettivo di cambiare il mondo, come invece un partito deve prefiggersi.
    Non mi sono mai riconosciuto nel PD, proprio per tale motivo: perché la mia critica non si limitava alle politiche (se pure diverse anche profondamente tra loro: Italia Bene Comune, non è uguale al Job Act ecc), ma perché quelle politiche erano comunque figlie di una visione liberista della società, che non era la mia visione. Il PD era, ed è, un partito che non si pone il problema del superamento degli attuali rapporti sociali ed economici, ma, nel migliore dei casi, in una migliore amministrazione, una diversa gestione dell’esistente.
    Volendo ulteriormente semplificare: nessuna critica al capitalismo, il capitalismo dato per assodato come definitivo orizzonte dell’umanità, nessun bisogno di elaborare percorsi diversi (magari parlare di una nuova critica marxista al nuovo mondo) ma semplice amministrazione dell’esistente, rinuncia al superamento dell’attuale struttura sociale ed economica.
    Le politiche si diversificano, si adeguano alle contingenze, si adattano alle necessità, si declinano secondo le emergenze, si confrontano con gli interlocutori talora necessari (ad es. con il PD, un confronto dovrà pur esserci, volente o nolente, così come le altre realtà esistenti a sinistra: se mai il punto è come ci poniamo in quel confronto. Ma oggi non è di questo che parlo).
    Per questo motivo trovo del tutto errata la discussione sul fare prima il programma altrimenti il partito non può nascere. È vero l’opposto: senza un’iniziale, costitutiva identità e idealità comune forte, non nasce alcun partito. La rinuncia o perdita di questa identità comune (come ad es. rappresentò la fine del PCI) hanno consentito lo svilupparsi anche all’interno della sinistra di fenomeni degenerativi, corruttivi, cambi di casacca ecc, che sono diventati da fenomeni eventualmente marginali e occasionali, a prassi sempre più diffusa (quella idealità era anche moralità).
    Se tutto questo è vero, allora il Partito LeU, come lo abbiamo immaginato noi in questi mesi, può nascere già ora, adesso, perché noi già ci riconosciamo come una comunità che ha stesse idealità, stessi valori, stesse necessità di superamento dell’esistente, stessa visione del mondo.
    Partiamo, abbiamo detto, dal Manifesto del Presidente Grasso, che certo non rappresenta tutto, non è il Manifesto di Marx ed Engels, ma insomma, in questo deserto della sinistra in Italia, è un piccolo Bignami delle nostre idealità che si immergono in quelle storiche della sinistra tutta.
    In questo senso colgo nell’intervento di Sergio Cofferati elementi che mi lasciano perplesso: da un lato indica come limite la fretta (necessaria) dell’iniziale progetto LeU, dall’altro indica la necessità primaria di un programma, da un lato indica come non necessario esserci all’appuntamento elettorale europeo, dall’altro chiede di fare in fretta a costruire un programma.
    In questi mesi lo abbiamo detto tutti che il nostro obiettivo era costruire il Partito, e che la scadenza europea era reale, ma che non era il nostro obiettivo. Abbiamo tutti detto che, se le condizioni politiche ce lo avessero consentito, sarebbe stato importante rispondere a questo appuntamento, ma che noi guardavamo oltre. Perciò, coerentemente e francamente, diciamolo con chiarezza: le elezioni europee non sono realisticamente una tappa possibile per il partito LeU, lo sono se mai per una eventuale (rabberciata?) coalizione generica di sinistra qualunque essa sia (SI-DE.MA? partito Rosso-Verde? Per inciso, a proposito di partito rosso-verde: ma un partito socialista ed ecologista assieme non era un tempo SEL, da cui tra l’altro discende SI? O questo nuovo partito nasce invece forse nell’illusione oggi di replicare i successi dei verdi tedeschi, senza riflettere sulle enormi diversità esistenti tra Germania e Italia?).
    Se mai ci sono gli appuntamenti elettorali delle amministrative, dove viceversa, laddove strutturati, possiamo assumere un ruolo importante (talora decisivo come dimostrano le esperienze del municipio VIII di Roma, ma non solo). Dipenderà però, anche qui, dalla chiarezza nelle interlocuzioni e delle diverse condizioni esistenti Comune per Comune, regione per Regione (attenzione, ci chiederanno appoggi, manovalanza, ci prometteranno il mondo).
    Per questo giudico urgente e necessario proseguire nel percorso costitutivo e arrivare al congresso, entro i quali sviluppare e mettere a confronto le analisi e le proposte politiche
    I Conti con la realtà.
    In questo quadro compito di chi fa politica, e in particolare di chi vuole impegnarsi nella costruzione di questo partito che ostinatamente continuiamo a chiamare Leu, è essenzialmente quello di fare i conti con la realtà quale essa è, e non con quella che si vorrebbe ma che non esiste.
    Non possiamo non sapere che la nostra presenza nel Paese è discontinua, insufficiente, fatta di realtà strutturate e di luoghi in cui la nostra presenza si riduce ad un singolo cocciuto compagno.
    Ci sono realtà dove i contributi, politici, organizzativi, elaborativi, vengono da compagni che provengono da SI e luoghi dove i contributi vengono da compagni di Art1. Luoghi dove sono presenti compagni che provengono da Possibile e luoghi in cui si lavora insieme.
    Per questi motivi il percorso non è, non può essere facile, lineare, organizzativamente perfetto: il partito non c’è, lo dobbiamo fare.
    Se abbiamo presente tutto questo, molte discussioni (giuste, corrette, ineccepibili intellettualmente) non fanno i conti con la realtà. Come possiamo immaginare che in realtà dove non esistono comitati (Molise, Abbruzzo) seguano percorsi lineari nella costruzione del processo costituente? Come possiamo chiedere che in Calabria dove al momento esiste un solo comitato si avviino le procedure per assemblee cittadine o regionali che definiscano i delegati ecc.
    Non esistono, né potrebbero esistere, iscritti o aderenti: siamo tutti “autoconvocati” diversamente organizzati.
    Sarebbe ideale tutto ciò, ma non realistico. Eppure questi compagni esistono e devono poter far parte del processo da noi immaginato. Devono poter rappresentare, nelle loro realtà, il nucleo iniziale di un’organizzazione che vogliamo si sviluppi e cresca. Non possiamo quindi attendere di essere presenti e organizzati ovunque, ma dobbiamo includere tutti, anche a costo di procedure diverse da luogo a luogo.
    L’urgenza di un partito di sinistra è nel Paese, prima lo facciamo nascere prima può rappresentare un riferimento.
    Per questi motivi ho polemizzato, talora fortemente, con compagni che, legittimamente, reclamano procedure univoche dappertutto, non giudicando democratiche altre tipi di pratiche: compagni, realismo.
    Non è un problema di democrazia, lo dico con affetto e con assoluto rispetto, ma della forza, anche crudele, della realtà.
    Altrimenti rischiamo, in questa fase, di cadere nel burocratese, nell’inseguimento del Sacro Gral della democrazia senza avere consapevolezza della realtà.
    Sarà il percorso costituente e ancor più il Congresso fondativo a indicare le procedure future, le politiche, gli organismi a tutti i livelli. Per ora costruiamo il partito, liberiamo il più possibile da ostacoli tutto quello che può impedirne o rallentarne la nascita: come ho detto prima, ci riconosciamo tutti nella medesima comunità.
    Continuiamo perciò nel percorso che ci siamo dati, tutti, e andiamo convinti ai prossimi appuntamenti che abbiamo immaginato, primo fra tutti l’assemblea costituente e la manifestazione nazionale che abbiamo ipotizzto per febbraio.
    Continuiamo quindi nella costruzione di un Partito, necessario e urgente.

Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.