un partito unico della sinistra

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Questo argomento contiene 9 risposte, ha 9 partecipanti, ed è stato aggiornato da espa espa 9 mesi, 3 settimane fa.

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  • #534

    Chico
    Partecipante

    Chi se la sente di negare che le differenze tra di noi siano insignificanti rispetto alle differenze con gli altri?

    Se la politica è l’arte del compromesso, leaders che non riescono a trovare un compromesso, a fronte di differenze insignificanti, non sono dei politici ma dei politicanti

  • #548
    gianrosso
    gianrosso
    Partecipante

    <p>Forse è un contributo!</p><p>Scusate!Mi sembra il gioco del cerino! , ma noi che siamo gli agrecatori degli elettori di Leu, non li chiamo militanti perché siamo compagni che erano in diverse organizzazione,o erano nel bosco, che non abbiamo il culto della personalità, ora come si fa a scegliere tra le opzioni presentate ad escludem? Cosa rispondiamo a chi ci ha seguito votando Leu,a cui abbiamo detto che al di la del risultato il voto utile era mettersi insieme per fare dopo le elezioni il Partito di Liberi e uguali,aperto e inclusivo? La soluzione e andare all’Assemblea de gli autoconvocati di Leu perche il manifesto e le elaborazioni fatte dal comitato dei saggi ci sono tutti gli elementi per una tesi congressuale se non di un Partito,ma almeno di una Federazione della Sinistra. Ora se nessuno vuole avere la primogenitura del niente,in questa fase storica della Sinistra dovrebbe fare un bagno di umiltà, e finire di dire:io sono con tizio,l’altro con caio,l’altro ancora ,con sempronio. Ma dire LORO fatevi da parte e i tanti che abbiamo realizzato quel modesto risultato, finalmente si confrontino e si riconoscono permanentemente nel minimo denominatore faticosamente raggiunto. Poi in futuro chi avrà più ragione POLITICA,lo riconosceremo.</p>

    • #552

      Marina
      Partecipante

      Io penso che le differenze ci siano, è inutile negarle. Ma sono convinta che si possano superare se c’è la volontà di farlo e la capacità di mediare. Da un anno ci ritroviamo al circolo con persone di SI e MDP (c’era un ragazzo di Possibile che per motivi di studio non sta partecipando agli incontri). Non abbiamo mai avuto uno screzio, perché quando gli ideali ci sono e sono vivi dentro di noi quelli sono, ci guidano, sono un punto di riferimento per la Sinistra, non c’è altro. Potrai non concordare su come attuare certi interventi, ma il sentire comune di quella necessità lo abbiamo tutti, indifferentemente. E allora mi chiedo, se la base è d’accordo, o comunque in grado di trovare un accordo, dove sta il problema se non più in alto, ossia nei vertici? Come ha detto Gessica Allegni sabato 24 a Roma, la sinistra è ammalata di troppo dirigismo … ritorniamo in noi, ritroviamo il sentire della politica, ritorniamo tra il nostro popolo, ritorniamo laddove maggiore è il disagio sociale di cui la sinistra è in larga parte responsabile. E se i dirigenti non lo capiscono nei fatti (perché a parole sono bravi tutti), allora sono inadeguati a rivestire quel ruolo. Vanno cambiati, regoliamoci … servono facce nuove credibili, ora, perché qusto è il momento. Ora o mai più …

  • #550
    Francesco
    Francesco
    Partecipante

    Per fare un partito insieme, a mio avviso è necessario obiettivi comuni. Come arrivare a questi obiettivi può essere discusso e deciso con metodo democratico all’interno del partito, e le divergenze fanno se possibile composte e comunque accettate.

    Quali possono essere questi obiettivi. I primi due sono nel nome:  Liberi e Uguali.

  • #559
    DandoCingoloni
    DandoCingoloni
    Partecipante

    Nonostante sembri improbabile, in quanto Liberi e Uguali è nata come alleanza fra partiti nati tutti (in anni e tempi diversi) da scissioni del troncone maggiore del PDS/DS/PD (per rifrescarsi la memoria consiglio questo video) per poi scindersi immediatamente prima con Possibile e poi anche con MDP, abbiamo di fronte a noi un’ottima possibilità: partire finalmente da zero senza avere ad intralciarci i dirigenti.

    Abbiamo visto che i dirigenti non sono pronti ad accettare le decisioni prese dal basso o forse proprio non vogliono farlo per paura di perdere un posto in Parlamento (Camera e Senato che sia) che noi gli abbiamo dato con il nostro voto per rappresentarci e non per farci le radici. E’ purtroppo chiaro che i partiti, comandati dai loro dirigenti, che si sono staccati da LeU lo hanno fatto per non rischiare di perdere l’influenza e la struttura organizzativa che erano riusciti a costruire, lo hanno fatto per mantenere posizioni di rilievo che con la formazione di LeU come partito unico non gli sarebbe stata garantita. Quello di cui non si rendono conto è che così facendo allontanano ancora altre persone dalla sinistra, che sparisce a forza di scindersi in se stessa e finiranno per distruggere la causa per cui hanno perorato per tutta la vita: una democrazia socialista che è garante di diritti sociali e civili per tutti, senza discriminazione alcuna.

    Ma come dicevo ora possiamo avere una speranza: quasi tutti i dirigenti, quasi tutti i pezzi grossi della sinistra del passato hanno abbandonato LeU, è rimasto con noi il compagno Grasso che, come ci tiene ogni volta a dire, ha un ruolo di riferimento che continuerà solo finché non ci sarà una nuova generazione, venuta appunto dal basso, da noi compagni e militanti. Questa è l’occasione per ricreare una sinistra vera, che da anni manca a questo governo paese, che sia in grado di unire tutti gli italiani di sinistra e riesca a convincere con pacatezza e senza boria anche quelli ingannati e abbagliati dalle promesse del Movimento 5 Stelle e della Lega. Non perdiamo questa occasione!

  • #582

    Dario Liotta
    Partecipante

    Sono concettualmente contrario al “partito unico” per definizione. Penso cioè che la pluralità e la diversità siano fonte di ricchezza e che l’identità tutta ideologica dei partiti di massa per come li abbiamo conosciuti nel ‘900 sia  poco attuale.

    Eppure mi batto in questa fase perhè si costruisca un soggetto politico unitario della sinistra. I partitini esistenti prima del 4 marzo, perpetuavano l’idea dei “distinguo, ideologici e teorici, e sembrava con Liberi E Uguali che avessero trovato la strada  per l’unità su un programma e sulla messa in discussione di quei “distinguo”.

    Questi si basavano alla fin fine sulla riproposizione delle differenze , a loro dire insormontabili, tra sinistra riformista e sinistra radicale,  dove il radicale storicamete sostiusce o si confonde  con il  termine “rivoluzionaria” e il riformista con il termine “governista”.

    E’ una dicotomia che riproposta sostanzialmente nasconde solo  l’incapacità di queste due culture di  capire il presente  e proporre soluzioni e strategie. Un empasse storica che in altri paesi stanno superando, da un lato prendendo atto che la radicalità  sta innazitutto nella violenza della crisi economica e nella globalizzazione, che crea ed espande a livello mondiale le diseguaglianze e l’aggressione al pianeta;  e che il pensiero di una rottura rivoluzionaria  non trova più l’oggetto della sua azione: il centro del  potere da conquistare o sovvertire ma si schianta di fronte alla complessità del sistema, delle relazioni economiche e sociali.

    Basta leggere e osservare le pratiche politiche di Tsipras, Sanders, Corbyn o Podemos per capire che oggi si pongono ai socialisti, alla sinistra,  due ordini di problemi interconessi: organizzare la resistenza dei più deboli, dei lavoratori e delle future generazioni; e in questa resistenza trovare le ragioni  per prefigurare una trsformazione del sistema di produzione e di vita sull’intero pianeta.

    La sfida se non è del tutto nuova per la prima volta si presenta in queste dimensioni, in questa complessità e con dinamiche del tutto nuove.

    Per questo penso che ancorarsi all’affascinante, quanto nostalgica idea del “partitone” sia inadeguato. Se vogliamo cambiare la realtà in questa fase dobbiamo essere capaci di rimettere in discussione noi stessi, le nostre culture. A partire dalla relazione con quegli strati sociali, clasi, ceti, comunità che il 4 marzo hanno voltato la faccia alla sinistra, per accontentarsi di risposte rassicuranti quanto mistificanti.

    E allora è da qui che forse dovremmo ripartire anche per ripensare noi stessi. Ripartire dall’iniziativa politica per dare risposta alle persone. Abbiamo raggiunto un paradosso “mortale” per chi vuole fare sinistra: mentre il governo vara una manovra economica devastante per il paese e in particolare per i lavoratori, i precari, i giovani,  mentre vara un Decreto Sicurezza che mette in discussione i principi essenziali della nostra Costituzione noi parliamo di noi stessi, discutiamo, ci dividiamo sulle procedure, su chi fa il partito e come.

    E suona stantia, vuota l’obiezione per cui se non ci si ha il partito non si può far politica, non si può fare opposizione. L’opposizione al governo già la stanno facendo gli studenti che occupano le scuole, le donne scese in piazza a Roma o le associazioni a Milano, i settantamila scesi in paizza per l’accoglienza o i lavoratori precari delle varie piattaforme che si organizzano… Dove si costruisce un partito del lavoro, socialista se non in mezzo a queste lotte ? Dove, se non costruendo risposte unitarie alle politche reazionarie ?

    Perchè il nostro partito, se costruito a tavolino, partendo da noi stessi può essere meglio di quello, altrettanto referenziale, di Speranza o di Fratoianni ?

    E in questo dividerci dimentichiamo anche, purtroppo un elemento essenziale per la sinistra: la partecipazione  e la sovranità di un percorso che deve essere sempre riposta nella comunità che si chiama a raccolta. Così ancora una voolta, l’ennesima e spero veramente l’ultima ci ritroviamo a convocare una assemblea con un dispositivo conclusivo predisposto prima e che neanche si vota semplicemente si “assume”.

    Oggi partecipazione e democrazia dovrebbero essere invece una delle differenze qualtative sulle quali fondare un nuovo soggetto della sinistra. Spero sia un passofalso  che non ci faccia dimenticare che noisiamo liberiEuguali.

  • #614
    gianrosso
    gianrosso
    Partecipante

    Intercettiamo il nuovo Proletariato.

    Per criticare il R.di c.dobbiamo avere chiaro a chi serve il nuovo Proletariato arcuito dalla crisi odierna, e perché il sistema da noi vuole che sopravvivi con i lavoro nero, o di assistenza grigia!Non ci si chiede perché non si è visto una indagine sociologica su chi sono oggi i proletari. Di sicuro non sono più i servi della gleba espulsi dai latifondi,o gli artigiani immiseriti dai bottegai,per essere buttati nelle miniere, o presi a lavoro negli opifici. Per organizzarli si fecero le casse mutue e di resistenza. Ora che strumento usare per attirare alla riorganizzazione il nuovo proletariato? Se abbiamo un analisi si può accennare ad una proposta concreta! Con il solo elettoralismo non si va a aggregarli alla parte giusta per poter evolvere il sistema attuale in un sistema per la loro socialita’ Quando si analizza con le vecchie categorie di sottostanti(alla Toto’) le risposte sono quelle odierne che fanno sopravvivere o vivere o facendo credere di essere proprietario,ma senza il vero potere di autodeterminarti. Ora se si rimane nelle categorie del sistema, le più delle volte, sono proprio chi si può determinare che sono quelli benestanti a capire di non aver potere e di lottare per averlo. Chi entrando e omologandosi, chi cercando di organizzarsi per contrastarlo, però questo non basta per avere la massa critica per evolvere il sistema in una forma libera e di eguali. Per poter farlo bisogna capire chi sono i veri soggetti che organizzando materialmente possano fare questa massa, per essere scientifici bisogna analizzare il modo in cui il sistema proletarizza,rispondere collettivamente per contrastare questo, e includere i soggetti individuati nel Partito e renderli protagonisti del loro riscatto. Come vedi : la categoria(sinistra) non è solo quella del possedere denaro o no, ma chi può autoderminarsi o no. Se si analizzasse con questi occhi(collettivi) scientificamente, forse troveremmo la dritta.

  • #645
    MuiaFrancesco69
    MuiaFrancesco69
    Partecipante

    secondo me i canoni del 900 non è che si siano modificati si sono trasformati: la Lega rappresenta i Ricchi che durante la crisi si sono arricchiti e con la globalizzazione hanno paura che la loro ricchezza venga ridistribuita, e quindi si rifugiano nel sovranismo che diventa federalismo o autonomia, i 5S una dittatura del popolo questi due elementi sono al governo, in mezzo i mediani, secondo Aristotele, ora i mediani sono il nuovo proletariato non perchè la ricchezza e la prole ma la conoscenza o meglio cio che si conosce chiamiamola esperienza, prendiamo un 30 enne conosce il PD e Forza Italia perchè hanno gli stessi anni quindi sceglie il PD e Forza italia che per intercettare questo elettorato potrebbero unirsi nella cosi detta santa alleanza, poi ce la Sinistra che anche lei dovrebbe attingere da questo elettorato ma in che termini, prendiamo questo 30 enne la sua conoscenza è limitata alla sua età perchè dovrebbe scegliere un Partito di Sinistra che ha ideali del 900 che non conosce, non conosce i discorsi di Berlinguer o le lettere di Spinelli o Calamandrei, tranne chi quel momento lo ha vissuto quindi si crea una sinistra di nicchia in base al vissuto alla esperienza e non attinge a quel mondo giovanile che va verso partiti a lui più contemporanei, bisognerebbe recuperare qui discorsi, si possono essere trovati su internet ma facilmente deviati sarebbe invece opportuno recuperare qui discorsi trattarli in chiave contemporanea renderli comprensibili ai più.

  • #646
    Marco Comandini
    Marco Comandini
    Partecipante

    Io penso che in questo momento storico, non sia un vezzo, ne una possibilità quello di tentare di costruire un partito unico della sinistra, ma che sia un obbligo morale, una necessità, sentita da moltissimi compagni e compagne, in molti frastornati, nel leggere di composizioni e scomposizioni, di accavallarsi di assemblee ed iniziative. Abiamo e purtroppo smarrito la strada, che va al più presto recuperata. L’obiettivo era quello di far di LeU un partito della sinistra in cui convergessero altri movimenti e partiti e dovremmo tener bene a mente il punto di arrivo, innescando tutti quei meccanismi politici ed organizzativi per arrivare alla meta. In questi mesi si sono susseguiti dai vari esponenti, accuse reciproche, lettere, documenti, ma credo che debba essere riportato in un ambito di discussione aperta, ben hanno fatto i comitati in questi mesi ad essere anche loro parte attiva, con autoconvocazioni e poi con la manifestazione a Roma del 24 Novembre. Personalmente, e l’ho anche proposto negli incontri dei comitati, avrei dato mandato al Presidente Grasso per nome e per conto dei comitati, di indire una “Tavola Rotonda permanente”, con i dirigenti di SI e MdP, e se interessati anche a quelli di Possibile, e con la presenza anche di rappresentanti degli autoconvocati di ragionare insieme e mettere sul tavolo le varie tematiche politiche ed organizzative per arrivare ad un assemblea unitaria ed un congresso, rilanciando e certificando la nascita di LeU che ricordo essere presente in Parlamento, nei consigli regionali, in alcuni comuni con consiglieri ed assessori e Sindaci. Io penso che dovremmo essere ambiziosi e pensare anche oltre le nostre aspettative.

  • #651
    espa
    espa
    Partecipante

    non sono affezionato alle mie cose pertanto trasferisco a questa conversazione alcune recenti idee che ho maturato sul soggetto partito. Dico subito che per me l’idea di un altro partito non esiste proprio, la ragione di LeU e’ unire, pertanto se l’idea montante del nuovo partito prende corpo, io molto onestamente mi tiro indietro. L’idea di aggiungere un nuovo partito a quelli esistenti e’, scusate se mi ripeto demenziale.
    Se vogliamo tenere fede al mandato originale di LeU, noi esistiamo fin quando c’e’ bisogno di unita’ a sinistra e SMETTIAMO DI ESISTERE AL COMPIMENTO DI UN PROCESSO DI QUESTO TIPO.
    Non sono cosi’ ingenuo da pensare che l’unita’ di soggetti diversi sia semplice ne che e’ tutto unificabile, QUELLO CHE A MIO AVVISO DOBBIAMO PERSEGUIRE E’ L’UNITA’ POSSIBILE, quella di chi vede il problema ed e’ animato dallo stesso spirito.
    Se guardiamo i partiti, non importa se piccoli o grandi, quello che emerge e’ la gelosia con cui custodiscono questa “cosa” una gelosia che puo’ rendere perfino impossibile qualsiasi disegno unitario.
    Nel porci il problema, DOBBIAMO ESSERE COSCIENTI CHE L’UNITA’ E’ POSSIBILE SOLO SE I SOGGETTI PARTITO SONO DEBOLI E SCONFITTI PROPRIO COME LA SINISTRA, TUTTA LA SINISTRA OGGI. Chi vuol fare la guardia al contenitore vuoto come certi politici, e’ fuori di testa.
    PERCIO’ IN QUESTO MOMENTO TUTTI I PARTITI DI SINISTRA AVREBBERO CONVENIENZA AD AUTOSCIOGLIERSI IN UN NUOVO CONTENITORE.
    Quello che’ successo con LeU e’ un processo strano i cui soggetti si sono sentiti via via, reciprocamente piu’ importanti al momento che veniva richiesta l’unificazione.
    Se conveniamo sulla debolezza oggettiva della sinistra, l’operazione “nuovo partito di sinistra” si configura come un nuovo contenitore delle forze (debolezze) esistenti.
    Per lanciare il nuovo contenitore ci vuole una nuova idea di sinistra, Pietro Grasso nel sollecitare il protagonismo della base, ha avuto una ottima idea tesa a recuperare quella “rottura sentimentale” persistente a sinistra tra base e gruppi dirigenti tradizionali, ottima idea ma insufficiente, UN AIUTO CI VIENE DALLA PROPOSTA DI MIMMO LUCANO CHE SI DICHIARA DISPONIBILE A CAPEGGIARE UNA NUOVA SINISTRA FORTEMENTE CARATTERIZZATA SOCIALMENTE.
    L’operazione possibile a mio avviso l’unica, e’ quella di UNIFICARE I COMITATI DI LeU con la proposta di Mimmo Lucano, ma si guardi, non chiedere al sindaco Lucano di venire con noi, MA DI ESSERE NOI A SCIOGLIERCI IN LUI.

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