voglio aprire cosi' la mia partecipazione, copio incollo un mio commento

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Questo argomento contiene 3 risposte, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da espa espa 3 mesi, 2 settimane fa.

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  • #585
    espa
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    Partecipante

    su un altro gruppo social scrivo cosi in risposta a un compagno: caro Valter, forse perché mi accontento nella vita ho avuto la fortuna di essere abbastanza libero, il mio pensiero e le mie simpatie vanno dove si sentono di andare senza mai nulla chiedere, da parte mia e’ un piacere, ho raccontato anche qui che con art.1 e’ stato un continuo saliscendi… oggi sembra peggio del solito, il progetto Grasso mi sembra eccellente e art 1 non solo non da una mano ma sembra dico sembra, che si mobiliti a sfavore, ovviamente io non posso pretendere di far cambiare il corso della sua pur breve storia, spero solo che si ravveda, ma dopo aver ripetutamente ascoltato Bersani che sulla questione continua a definire CHAVEZIANI i seguaci di Grasso, anche se la politica e’ politica, qualche problema si pone.

  • #608
    espa
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    Partecipante

    riprendo il pensiero su esposto, per approfondire/sviluppare una questione che ritengo centrale, perche’ art.1 mdp non sostiene Pietro Grasso? la domanda non e’ retorica in quanto al presidente Grasso sono stati fatti ponti d’oro per impegnarsi sul progetto LeU, e soltanto fino a poche settimane fa, veniva ancora considerato il leader indiscusso a cui faceva riferimento il progetto, Pietro Grasso e’ sempre lo stesso ne puo’ essere tacciato di estremismo /radicalismo l’uomo che per 5 anni ha governato il senato della repubblica. Da oggi io in conseguenza a questa situazione, per aver continuato a difendere il presidente Grasso nei gruppi social di art,1 MDP, HO SUBITO UN PROGRESSIVO ISOLAMENTO CHE MI HA FATTO DESISTERE DAL CONTINUARE A PARTECIPARE A QUEI GRUPPI CHE ORMAI NON SENTIVO VICINI E CON I COMPONENTI CHE DIVENIVANO VIA VIA PIU’ DISTANTI FINO ALLA SCORTESIA. E’in atto non una dialettica politica costruttiva, bensi una chiamata generale alle armi contro il nemico. In questo contesto appare chiaro che affermare da parte di mdp, di perseguire un disegno unitario della sinistra, che si, si differenzia dal progetto Grasso nel metodo, ma ha le stesse finalita’ unitarie e’ un assunto che non tiene, quello che appare evidente, e’ invece l’attivismo teso a far fallire il progetto Grasso e a far quadrato usando tutti i mezzi disponibili per una riuscita della assemblea del 16 dicembre che a questo punto si configura come l’assemblea di abbandono di qualsiasi dialogo a sinistra, per intraprendere il percorso della trasformazione in partito di mdp. e la successiva alleanza col pd di Zingaretti, ma considerato che anche Grasso,non esclude un possibile accordo programmatico con un pd rinnovato,devo dedurre ci sia dell’altro. Ho cercato di spiegare la condizione che ho vissuto e il passaggio da amico/nemico che e’ avvenuto ma devo dire che a me sembra comunque esagerata la reazione posta in essere da mdp, solo un fatto la puo’ giusticare, ed e’ LA SOPPRAVVIVENZA STESSA NON DELLA COMPONENTE DI ART.1 MDP, MA IL TIMORE DI sentirsi RICEVERE IL BENSERVITO COLLETTIVO, QUANDO CI SARANNO, LE FUTURE ELEZIONI POLITICHE. ALTROCHE’ POLITICA, QUI SIAMO ALLA CLASSICA DIFESA DELLA POLTRONA.

  • #660
    Giorgio Adamo
    Giorgio Adamo
    Partecipante

    Il mio nome è Giorgio Adamo, ho 58 anni e vivo a Forlì.
    Ho iniziato a frequentare questo nostro nuovo sito ed ho letto qualcosa. E, dal momento che lo ritengo pertinente vorrei fare qui copia e incolla del mio intervento all’assemblea territoriale di Forlì di articolo 1, del 6 dicembre scorso, quella in cui in pratica alcuni di noi hanno reso evidente che avrebbero seguito il Presidente Grasso nella realizzazione del partito di Liberi e Uguali e altri (pochi, per la verità) hanno manifestato l’intenzione di continuare con Bersani e Speranza e costruire il partito rosso verde.

    “La nostra storia recente, parte da lontano e al momento vede nel 16 dicembre una significativa e forse determinante tappa.
    Per arrivare appunto al 16 dicembre, bisogna scorrere la storia velocemente a partire dall’inizio.
    Da quel 25 novembre 2012 con il capolavoro delle primarie per “Italia Bene comune” nelle quali si spalanca il portone al cavallo di troia ed è da li che comincia la nostra storia.
    Quindi 19-20 aprile 2013 quando ha luogo il terremoto con le dimissioni di Rosy Bindi, la rielezione di Napolitano e le dimissioni di Bersani.
    8 dicembre 2013 renzi conquista il PD vincendo le primarie.
    Parentesi Letta che nel giro di pochi mesi “sta sereno” e partono i 1000 giorni del governo renzi nel corso dei quali pressoché tutto il PD fa passare il job act, la cancellazione di diritti dei lavoratori uno per tutti l’articolo 18, la buona scuola, riforma della pubblica amministrazione -poi cassata dalla corte costituzionale per difetti di ogni genere-. Cancellazione del Corpo Forestale dello Stato, che da prestigioso corpo di polizia civile con compiti ambientali viene, con un gioco di prestigio militarizzato e diviene un pezzetto irrilevante dell’Arma dei Carabinieri, prestigiosa istituzione militare -è la 4^ forza armata dopo Esercito, Marina e Aeronautica- che ha altri pensieri. La coda dei mille “gloriosi” giorni vede anche l’orribile anno 2016 nel corso del quale fra prime e seconde letture il PD anche se con dei mal di pancia, pressoché tutto vota in parlamento la riforma costituzionale e anche l’italicum (che muore prima di nascere e non vedrà mai la luce).
    Il 4 dicembre 2016, il salvataggio della costituzione con la netta vittoria nel referendum per il quale Bersani, solo all’89° rompe gli indugi e si schiera per il NO, di fatto certificando la sua uscita dal PD.
    Quindi febbraio 2017 quando vede la luce Articolo 1 MDP, e poi il 3 dicembre 2017, in cui nasce LeU.
    L’epilogo arriva il 4 marzo 2017, con la definitiva disfatta elettorale del PD della sinistra e il nostro non splendido risultato.
    Fin qui, è evidente come non possiamo dire che i nostri “condottieri”, abbiano brillato in lucidità, avendone azzeccate veramente poche e avendo sempre capito tardi o addirittura fuori tempo massimo che si stava toppando o che si era toppato.
    Quindi torniamo al bivio che abbiamo di fronte ora. Il 16 dicembre.
    Se le parole hanno un senso e un senso c’è l’hanno, parliamo delle parole usate.
    Il 10 di novembre ci è giunta una mail da MDP, movimento politico al quale sono iscritto e molti di voi sono iscritti a firma del segretario. Mail che esordisce con queste parole:

    Care e Cari,
    Ecco le tesi che proponiamo come base della discussione della nostra comunità e di tutti quanti vorranno partecipare all’assemblea aperta del prossimo 16 dicembre a Roma.
    Così ha spiegato Roberto Speranza alla riunione del coordinamento di Articolo 1: “Basta aspettare, il 16 dicembre a Roma per una nuova forza rosso-verde”.

    Qui c’è qualcosa che non capisco. Va bene “basta aspettare” ma perché basta aspettare facciamoci un altro partito? Una nuova forza giallo verde? Io mi sarei aspettato basta aspettare convochiamo il congresso di Articolo UNO. Convochiamo la costituente per trasformarci da movimento in Partito vero e proprio, sempre che ciò non sia già avvenuto a luglio e quindi il partito è già fatto e bisogna solo riempirlo dei giusti contenuti. Ma perché mai fare “UNA NUOVA FORZA ROSSO VERDE“ e non già DARE NUOVA FORZA A MDP?“
    Andiamo avanti. Leggo i 18 punti del cui contenuto capisco quello che riesco e che comunque nella sostanza mi pare di condividere. Dopo aver finito e averci riflettuto, ritorno a rileggere saltando qua e la e mi accorgo che gira gira mi ritrovo spesso al punto 17 che titola:
    PERCHÉ SI SAREBBE DOVUTO CELEBRARE IL CONGRESSO DI LIBERI E UGUALI
    Lo leggo alcune volte. Che dice questo punto, leggiamo:
    Avremmo voluto che questo testo fosse una delle mozioni del congresso fondativo di Liberi e Uguali. Questa possibilità ci viene nei fatti negata, ma non per questo intendiamo fermarci. Anzi, vogliamo andare avanti con chi ci sta, con le tante donne e i tanti uomini di buona volontà che compongono il campo largo e plurale della sinistra italiana, mai così frantumato e diviso, mai, nella sua secolare storia, così inadeguato alle nuove sfide che deve affrontare e, come sempre, nei momenti di ciclica crisi, avvitato in sterili e settari dottrinarismi e in inutili processi disgregativi.
    Va bene. A parte le “donne e uomini di buona volontà” e la frase da orticaria, per me, “campo largo e plurale”, va bene. Andiamo avanti:
    Sia chiaro: noi, non stiamo proponendo di ritornare ad Articolo 1-Mdp. Non avrebbe alcun senso. Vogliamo rimetterci in discussione in un campo nuovo. La nostra organizzazione rimane un mero strumento e il percorso nuovo che abbiamo deciso di intraprendere ci porterà comunque al superamento di quello che c’è oggi.
    Fermi tutti, che vuol dire non voler ritornare ad Articolo 1.
    Quando c’è ne siamo andati da articolo 1.
    Eravamo andati via a nostra insaputa? Avanti.
    Siamo i primi a essere consapevoli che la nostra piccola organizzazione da sola non possa bastare. Ma non ci si venga a raccontare la favoletta che si possa provare a contrastare il fenomeno che si sta svolgendo sotto i nostri occhi a livello nazionale e mondiale – la crisi della democrazia – a colpi di cinguettii colorati d’azzurro dalla scrivania della propria magione o di narcisistiche dirette «facebook», sullo sfondo di palazzi del potere, in realtà sempre più vuoti, ma dagli stucchi ancora dorati.
    Dopo un po’ capisco che non sta parlando di noi, non si sta occupando di Liberi e Uguali o di MDP. Il titolo del punto parlava chiaro “PERCHÉ SI SAREBBE DOVUTO CELEBRARE IL CONGRESSO DI LIBERI E UGUALI”.
    Sta parlando di “LUI”, di quello che per molti è un incubo e per altri un sogno. Sta parlando di Renzi e del PD.
    Siamo ostaggi di questo maleficio. Anche quando pensiamo di fare o di rifare il nostro partito, pensiamo al PD e diciamo che Renzi e cattivo e che noi “Siamo i primi a essere consapevoli che la nostra piccola organizzazione da sola non possa bastare”. in una parola: Siamo piccolini, occupiamo poco spazio, non sporchiamo, perché non ci riprendete?
    Desolante. Andiamo avanti.
    Per noi, dopo gli assai deludenti risultati alle elezioni del 4 marzo 2018 e l’incerta azione dei mesi successivi, sarebbe stato necessario celebrare il congresso fondativo di Liberi e Uguali.
    Finalmente parole che mi piace leggere. Condivido al cento per cento. Avanti
    Questa sarebbe stata la strada maestra per uscire dallo stallo in cui la nostra proposta politica è precipitata dopo la tornata elettorale. Questa sarebbe stata la chiave di volta per tenere fede all’impegno preso con i militanti e gli elettori, prima e dopo le elezioni, ossia di trasformare una lista elettorale nel nuovo partito della sinistra italiana.
    Il congresso, infatti, sarebbe stato l’unico atto pubblico in grado di restituire la parola ai nostri iscritti ed elettori mediante un confronto democratico, fondato sul principio cardine, per noi irrinunciabile, di una «testa un voto».
    UNA TESTA UN VOTO. Musica, benissimo. Avanti.
    Soltanto con il congresso sarebbe stato possibile, in conformità a piattaforme chiare e con un confronto alla luce del sole, definire l’identità e i valori del nuovo partito, la sua collocazione all’interno delle famiglie politiche europee, le forme e le modalità della sua organizzazione. Non soltanto per via informatico-digitale, ma con i fondamentali strumenti della partecipazione diretta e della deliberazione nei luoghi fisici dei circoli e delle sezioni.
    Benissimo, ne più ne meno di quello che abbiamo sempre detto in tutti i nostri incontri. Avanti.
    Prendiamo atto che, nel corso dell’ultimo mese di ottobre, i compagni di Sinistra italiana con le decisioni della loro direzione e un documento votato dall’assemblea nazionale, hanno stabilito di non volere celebrare alcun congresso. Inoltre, hanno proposto la costituzione, in occasione delle prossime elezioni europee, di un nuovo cartello elettorale con il sindaco Luigi De Magistris, Rifondazione comunista e altri soggetti della cosiddetta sinistra antagonista.
    Ancora musica per le mie orecchie, De Magistris, non mi sta simpatico, Rifondazione Comunista -secondo me- le sta sbagliando tutte e non da ora, e la sinistra antagonista non so esattamente cosa sia. Avanti.
    Si tratta di una scelta politica legittima che rispettiamo, ma che pone fine con un atto unilaterale (peraltro in scia con quanto già deciso tempo fa dall’altro soggetto promotore «Possibile») al percorso fondativo di Liberi e Uguali, per come stabilito in occasione dell’assemblea nazionale del 26 maggio 2018.
    26 maggio 2018 data importante. Bene.
    Il punto 17 si conclude con quest’ultima e per me significativa frase. Leggiamo:
    Con rammarico non possiamo non osservare che lo stesso Pietro Grasso, in una lettera pubblica del 4 novembre 2018, ha negato alla radice la possibilità del congresso ritenendolo «una sorta di asta per il simbolo», rinunciando così nei fatti all’unica vera strada per poter rilanciare Leu.
    Ha detto veramente così?
    Grasso non vuole fare il congresso e quindi rinuncia al partito di Liberi e Uguali?
    Ricordavo il manifesto del 12 ottobre con il quale chiedeva ancora una volta il congresso costituente ed esortava la ripresa della discussione arenatasi e che diceva che quella sarebbe stata l’ultima sua forzatura e che la faceva per rispondere alle tante sollecitazioni che riceveva dalla base. Noi stessi come Articolo 1 MDP avevamo inviato a Grasso la nostra accorata richiesta il 18 settembre, e assieme alla nostra, come MDP, erano arrivate analoghe richieste -documentate- da MDP Modena e Bergamo e da vari comitati LeU fra cui Milano e Roma nord, nelle quali entrambi questi Comitati territoriali informavano che la stagione che avrebbe portato al 24 novembre era già partita, quindi nessuna sorpresa e nessuno stupore. Ridicola la domanda: chi ci sarà dietro gli autoconvocati? Tutto stranoto a me, figuriamoci a “loro”. Documenti questi, ai quali Grasso aveva risposto il 30 settembre, ringraziandoci e invitandoci a proseguire a spingere verso i nostri dirigenti affinché rispettassero gli impegni assunti solennemente il 26 maggio e cioè di fare tutti i necessari passaggi per giungere ad un congresso, che avrebbe dovuto svolgersi entro la fine dell’anno.
    Questo in sintesi quello che ricordavo di aver letto e che ho riletto nella lettera del 12 ottobre
    Ma nella famigerata lettera del 4 novembre, quella evidenziata da Speranza, che cosa aveva veramente scritto Grasso? Vediamo:
    Ringrazia il coordinamento nazionale dei comitati territoriali provvisori che si erano riuniti in ultimo il 3 novembre ma che avevano avuto una serie di altri incontri a partire dalla fine dell’estate e come detto già molto noti sin da metà settembre, e ribadisce riferendosi a MDP e SI “Nessuno rinnega formalmente la scelta fatta un anno fa con la lista di Liberi e Uguali, ma appare chiaro che ciascuno ha una sua propria prospettiva politica per la nascita del partito” quindi puntualizza che “Il percorso costituente ideato in due fasi (con la prima caratterizzata da adesioni, CPN e votazioni) serviva a stabilire una cornice di idee e valori che, una volta discussi, emendati e condivisi, avrebbe dato a ciascun partecipante” (non ciascuna forza in campo ma ciascun partecipante – UNA TESTA UN VOTO-) “la possibilità di esprimere il proprio assenso o di abbandonare il percorso. E penso che non aver sfruttato a fondo l’opportunità della prima fase sia stato un errore fatale.” “Una delle questioni dirimenti riguarda la collocazione europea e la conseguente scelta per le prossime elezioni. A questo proposito rilevo che le posizioni in campo sono varie e confliggenti soprattutto su due scelte: adesione al Pse o alla Gue; lista singola o perno della costruzione di un lista di sinistra composita.” e qui arriva la frase incriminata da Speranza “Se, in assenza della prima fase, si confrontassero in un congresso tali opzioni, chiaramente alternative e inconciliabili, registreremmo, un minuto dopo l’esito finale, l’ennesima scissione. Temo che sia inutile e strumentale ipotizzare una conta che, alle condizioni date, non sarebbe un congresso, ma una sorta di asta per il simbolo.
    Sarebbe, onestamente, un finale poco dignitoso e ancor meno utile.”
    Qui, scusate ma, per me, il significato è diverso da quello che vuole dargli Speranza.
    Concludo.
    Il 24 Novembre c’è stata l’assemblea degli autoconvocati al teatro Ghione, che, come quella del 16 di MDP e come tutte le analoghe iniziative servono, secondo me, soprattutto per contarsi poiché non credo ci sia modo di discutere e decidere alcunché, e nel caso appunto di quella del Ghione, sempre secondo me, sostanzialmente serviva a capire se questo tentativo di progetto avesse qualche speranza di proseguire. Mi pare d’aver capito che le 500 persone intervenute, siano state ritenute sufficienti a certificarne l’esistenza in vita. Di questo incontro, la cosa, per me, veramente importante, è il documento finale, nel quale, nella sostanza si dice: vogliamo onorare la parola data sin dal 3 dicembre di fare il partito della sinistra partendo da Liberi e Uguali e vogliamo che ciò avvenga a seguito di una discussione a tutti i livelli che si concluda con un congresso costituente. Al termine della lettura dell’intero documento la signora che ha avuto questo incarico ha tenuto a ribadire e precisare due concetti fondamentali: primo che la regola “una testa un voto” sarà assolutamente osservata e secondo che nulla può nascere se non con il congresso.
    A questo punto, e concludo veramente, m’aspetto che qualcuno il 16 dicembre a Roma, prenda la parola e dica:
    Abbiamo vinto.
    Hanno capitolato.
    Coloro che non volevano il partito, partendo da LeU, o che lo volevano fare sommando i partiti e non le persone, non contandosi, una testa un voto, ma contandosi come partito e come movimento, si sono arresi.
    Quelli che volevano impantanarci nella discussione PSE o non PSE, lista singola o coalizione, hanno desistito.
    Noi abbiamo vinto e siamo riusciti a fare quello che ci siamo sempre dato come obiettivo e cioè, che il nuovo partito di sinistra nascerà dalla lista elettorale di LeU e vedrà, come noi abbiamo sempre chiesto una approfondita discussione territoriale, fatta da soggetti in carne e ossa e un congresso costitutivo, anch’esso fatto da persone in carne e ossa.
    Da questo momento, congeliamo il nostro nome e simbolo (non si sa mai) e lavoriamo per quello che abbiamo sempre chiesto, il partito di Liberi e Uguali, nel cui meccanismo non dobbiamo entrare, poiché ci siamo già e ci siamo sempre stati come ispiratori.
    Viva l’Italia viva Liberi e Uguali.

  • #662
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    Partecipante

    ottimo racconto della vicenda politica recente compagno Giorgio Adamo, io dopo gli ultimi avvenimenti non solo non credo alla tensione unitaria di mdp, ma li considero gli avversari piu’ forti al percorso di LeU e a Pietro Grasso.
    Il compagno Speranza mutua la linea politica prevalsa in mdp che e’ quella di csx bersaniana, linea che il compagno Bersani porta avanti da sempre e che non ha modificato di una virgola…come e’ possibile definirsi unitari e non essere disponibili ad alcuna apertura, ad alcuna concessione ad altre posizioni politiche? e’ chiaro che non e’ l’unita’ quella che si desidera ma annessione alle proprie tesi. L’unica strada che resta percio’ e’ battere queste posizioni politiche.

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